L’abbandono di minore, le lesioni personali, la violenza sessuale sui minori, la pedopornografia, il grooming.

I reati sui minori sono quei delitti particolarmente gravi posti in essere in danno di minorenni; si tratta di reati che non infliggono al minore solo violenze fisiche, ma anche e soprattutto psicologiche, difficili da superare e che possono segnarne l’intera esistenza. È indispensabile tenere sempre in conto, quindi, che il reato deterdanno mina nella vittima, accanto al materiale, anche un trauma psichico che deve essere sempre riconosciuto e valutato. Se, quindi, si riconosce al minore il diritto allo star bene, inteso non solo come salute fisica, ma anche come benessere psicologico, risulta evidente l’assoluta necessità di «dare voce» al suo malessere che, come evidenziato, è troppo spesso compresso dalle esigenze del processo. Si è osservato che, spesso, il danno maggiore che subisce il minore vittima del reato non è l’azione dannosa in quanto tale ma il senso di abbandono e solitudine che segue al reato stesso soprattutto nell’ambito del sistema giudiziario. L’evoluzione culturale in relazione alla vittima del reato in generale ed al minore vittima di reato, più in particolare, ha determinato a livello, sia nazionale che internazionale, la previsione di normative e raccomandazioni che hanno lo scopo di tutelare il minore vittima sia all’interno del sistema giudiziario che all’esterno di esso, attraverso l’utilizzo di figure professionali che siano in grado di garantire il rispetto dei diritti del minore e la presa in carico della sua sofferenza nell’ambito di una sua complessiva protezione. Non va, tuttavia, sottovalutato che il sistema penale italiano non ha ancora dato la giusta collocazione alla vittima e, in particolare, al minore vittima. Al contrario, vi è una sostanziale sottovalutazione del fenomeno da parte dell’ordinamento giuridico; può sembrare paradossale ma manca un organico sistema penale di protezione del minore. Andiamo quindi ad analizzare, nello specifico, come ed in quali ipotesi vengono menzionati i minori nel codice penale. I reati in cui la vittima è un minore sono:

  • l’abbandono di minore;
  • l’abuso dei mezzi di correzione e di disciplina;
  • i maltrattamenti in famiglia;
  • la sottrazione di minorenni;
  • le violenze a sfondo sessuale sui minori;
  • la pedopornografia;
  • la corruzione di minorenni;
  • la circonvenzione di incapace;
  • l’adescamento di minorenni (anche detto “grooming”).

Il nostro codice penale sanziona chiunque abbandoni un minore di anni quattordici. Ma cosa si intende per abbandono? Col termine “abbandono” si fa riferimento ad un comportamento che si pone in contrasto con il dovere giuridico di cura ecustodia che grava su un soggetto. L’abbandono può consistere sia in un’azione che in un’omissione. Un’azione di abbandono potrebbe essere il caso in cui si lascia il minore in balia di se stesso (ad esempio un neonato affidato a chi non ha i requisiti minimi per prendersene cura); ma l’abbandono può anche consistere in un’omissione, cioè in un “non fare” qualcosa (si pensi, ad esempio, al caso della madre che, rendendosi conto delle gravi condizioni di salute del figlio, non chiami i medici).  Altro reato previsto dal legislatore a tutela dell’integrità fisica del minore è l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, che punisce chi fa un uso illegittimo di tali mezzi in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte. Tale reato sussiste se dal fatto derivi il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente. Il legislatore, anche se inquadra tale norma tra i “delitti contro l’assistenza familiare”, fa riferimento, in realtà, anche a rapporti differenti da quello familiare. Tale norma è posta a tutela dell’integrità e dell’incolumità della persona sottoposta all’altrui potere disciplinare. Il concetto di abuso fa ritenere che sussista un uso legittimo e quindi consentito di correzione o di disciplina: ciò significa che c’è un soggetto (si pensi, ad esempio, ad un insegnante) che ha un potere disciplinare che può essere utilizzato con mezzi consentiti. Il nostro ordinamento giuridico, però, pone anche dei limiti che non devono essere superati: ciò significa che il genitore o l’insegnante non possono esercitare il loro potere educativo o disciplinare tramite l’utilizzo della violenza o di altri comportamenti afflittivi.   Se continuiamo la disamina delle principali ipotesi di reato che vedono i minori vittime di un reato, troviamo che anche il reato di maltrattamenti in famiglia. Tale fattispecie criminosa sembra impropriamente inserito tra i reati contro la famiglia. Difatti, non solo tale reato può essere compiuto al di fuori di un nucleo familiare, ma vi è anche da dire che il bene giuridico che dovrebbe essere tutelato non dovrebbe essere l’ordine della famiglia e la regolarità delle relazioni familiari, quanto, piuttosto l’integrità fisica e psichica della persona. Il rapporto familiare che fa scattare l’ipotesi criminosa non è solo quello instaurato nell’ambito della famiglia fondata sul matrimonio ma anche quello che nasce dalla filiazione al di fuori del matrimonio; deve anche ricordarsi che la dottrina e la giurisprudenza hanno anche ritenuto che rientrasse nell’ambito della norma giuridica anche la famiglia di fatto, purché intesa come l’insieme di tutti i conviventi in un nucleo. Il reato si realizza quando il reo commette una pluralità di atti, sia di natura fisica che psicologica. Costituiscono pertanto maltrattamenti tutti quegli atti continuativi che provocano sofferenze fisiche e/o morali in colui che li subisce. L’elemento materiale di tale reato può manifestarsi nei modi più vari: dalle sofferenze morali che determinano uno stato di avvilimento, e dagli atti o parole che offendono il decoro e la dignità della persona fino alle violenze fisiche.   Il codice penale punisce, poi, una serie di condotte qualificate come “sottrazione di minore”e cioè:

  • la sottrazione consensuale di minorenni;
  • la sottrazione di persone incapaci;
  • la sottrazione ed il trattenimento di minore all’estero.

Si tratta di ipotesi di reato che, da un lato, sono poste a tutela dei diritti di chi esercita la potetà genitoriale e, dall’altro, del diritto del minore di vivere mantenendo rapporti costanti ed equilibrati con il genitore, vivendo secondo le indicazioni e le determinazioni impartite da quest’ultimo e mantenendo il suo “habitat” naturale ove è chiamato a sviluppare la sua personalità. La sottrazione consensuale di minorenni può essere compiuta ponendo in essere due diverse tipologie di azione: la sottrazione in senso stretto o la ritenzione. Con il termine sottrazione si fa riferimento alla condotta che comporta lo spostamento del soggetto da un luogo ad un altro e la cessazione del rapporto tra il minore ed il genitore; per ritenzione, invece, si fa intende la condotta di chi trattiene il minore presso di sé (con la medesima conseguenza di impedire il rapporto genitore-figlio). La sottrazione o la ritenzione, per poter costituire reato, devono protrarsi per un periodo di tempo apprezzabile ed essere realizzate con il consenso del minore ed il dissenso di chi esercita la potestà genitoriale: tale dissenso, tuttavia, se non è espresso non può essere semplicemente desunto, ma accertato in concreto. La sottrazione di persone incapaci, a differenza della sottrazione consensuale di minore, punisce la sottrazione di un minore di anni quattordici o di un incapace, dei quali il legislatore presume l’incapacità di prestare il proprio consenso all’allontanamento volontario dall’altro genitore: in tal caso, dunque, la condotta del reo si realizza senza il consenso del minore. Infine, la sottrazione e trattenimento di minore all’estero è un reato inserito dal legislatore all’interno del codice penale al fine di contrastare il crescente fenomeno del rapimento e trattenimento del figlio in uno Stato estero da parte di uno dei genitori senza il consenso dell’altro. Affinché possa sussistere il reato in questione è necessario, pertanto, che il minore venga portato in uno Stato estero e che il genitore sia impedito (totalmente o parzialmente) nell’esercizio della propria potestà genitoriale.   Nel parlare di violenze, di umiliazione e di sofferenza morale, il discorso ci porta inevitabilmente ad affrontare ora uno dei temi più sofferti e dolorosi che sconvolgono le coscienze; parliamo della violenza e dell’abuso sessuale in danno dei minori.   Il quadro normativo, come è ben noto, è profondamente mutato con le nuove norme sulla violenza sessuale approvate con la riforma del 1996; molto opportunamente, innanzitutto, la riforma modificò la collocazione dei reati contro la libertà sessuale, inserendoli finalmente nel titolo relativo ai reati contro la persona. Ciò è particolarmente rilevante proprio per i minori, per i quali ogni forma invasiva della sfera della sessualità incide profondamente sul processo di strutturazione di personalità e di ordinato sviluppo umano. La legge di riforma, poi, unificò in un unico reato l’ipotesi di violenza sessuale, superando la precedente distinzione fra reato di congiunzione carnale e reato di atti di libidine violenti. Oggi viene quindi sanzionato qualsiasi tipo di abuso sessuale dal codice penale che punisce il caso di chi, con violenza o anche solo con minaccia o mediante abuso di autorità, costringa taluno a compiere o subire qualsiasi tipo di atto sessuale. A maggior tutela dei minori, è prevista una circostanza che aggravail reato di violenza sessuale e comporta una pena da sei fino a dodici anni di reclusione, quando i fatti siano commessi nei confronti di un minore che non abbia compiuto gli anni quattordici. Il reato è poi ulteriormente aggravato quando l’abuso sia commesso nei confronti di un minore che non abbia compiuto ancora gli anni dieci, nel qual caso la pena aumenta da sette fino a quattordici anni di reclusione. La tutela del minore non si limita però ad un aggravamento di pena nel caso in cui la violenza sessuale nei confronti del minore si sia estrinsecata in violenze o minacce; infatti, il codice penale prevede che soggiace alla pena aggravata della reclusione da sei a dodici anni chi, anche senza violenza o minaccia, compia atti sessuali con persona che al momento del fatto non abbia compiuto gli anni quattordici, ovvero che al momento del fatto non abbia compiuto gli anni sedici se il colpevole sia stato l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore ovvero altra persona alla quale, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore era affidato o che aveva con quest’ultimo una relazione di convivenza. Si applica, invece, la pena della reclusione da sette a quattordici anni a chi, invece, compie atti sessuali con persona che non a compiuto i dieci anni. Come è dato vedere, molto opportunamente, la tutela del minore è stata estesa anche al semplice rapporto di convivenza con l’autore del fatto, in tal modo ricomprendendo fra le ipotesi di violenza sessuale aggravata anche quelle relazioni di convivenza che non erano prese in considerazione dall’ordinamento precedente. Vengono così prese in considerazione anche le relazioni con i nuovi compagni dei genitori affidatari; del resto, tale innovazione si imponeva a causa dell’aumento degli inserimenti di minori in nuovi nuclei familiari diversi da quello originario, con tutti i conseguenti pericoli da ciò derivanti; la casistica ci dice infatti che, purtroppo, non è infrequente che autori di abusi sessuali sui minori siano i nuovi compagni delle madri ovvero gli zii o i nonni conviventi. Il reato di pornografia minorile è stato introdotto dal legislatore per punire ogni fase del mercato pornografico che ha ad oggetto i minori: le condotte sanzionate penalmente vanno, infatti, dalla divulgazione di notizie finalizzate all’adescamento minorile e dal reclutamento di minori a tal fine, sino alla realizzazione di spettacoli a sfondo sessuale con il coinvolgimento di soggetti minorenni ed alla diffusione – a qualsiasi titolo – tra gli utenti. Per materiale pornografico si fa riferimento ad ogni tipo di rappresentazione (realizzata con qualsiasi mezzo) di un soggetto minorenne che viene coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate o qualsiasi rappresentazione degli organi sessuali di un minore a scopi sessuali.er cui è prevista la partecipazione di più persone) ossia quella associazione criminosa creatasi con la precisa finalità di commettere una pluralità di reati di natura sessuale in danno di minorenni. Il cosiddetto reato di “grooming” (dall’inglese: cura, preparazione) ossia l’adescamento di minori per via telematica: tale nuovo reato punisce chiunque pone in essere atti volti a carpire la fiducia di un minore attraverso artifici, lusinghe, o minacce poste in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o di altre forme di comunicazione telematica, allo scopo di commettere uno dei delitti di violenza sessuale, pornografia o pedofilia