Equitalia per farti pagare ti fa vergognare

agosto 13, 2016|Posted in: News

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Solleciti via pec ai professionisti per il pagamento delle cartelle di Equitalia: l’Agente della riscossione fa leva sulla psicologia per riscuotere.

Equitalia, una volta usate tutte le sue armi per recuperare le cartelle ormai prescritte, mette in campo la psicologia, facendo sentire il lavoratore che non ha pagato come una pecora nera tra i colleghi.

È quanto capitato a dei noti professionisti di Cagliari, che si son visti recapitare delle pec (email di posta elettronica certificata) dalla sede locale dell’Agente della riscossione contenenti dei solleciti di pagamento piuttosto singolari. Ad esempio, per i contribuenti appartenenti all’ordine degli ingegneri, la comunicazione di Equitalia recita: “ Gentile ingegnere Mario Rossi,Le sollecitiamo il pagamento dell’importo di euro 2.000 che, da verifiche effettuate, ad oggi non ci risulta ancora pervenuto. La maggior parte degli ingegneri ha già regolarizzato la propria posizione.

Lei è nella ristretta minoranza che non ha ancora provveduto.” Nella cartella non sono contenuti, però, importi dovuti all’Ordine degli ingegneri, ma multe e imposte prescritte. La strategia, dunque, è chiara: utilizzare i colleghi come pietra di paragone per creare un senso di disagio e di vergogna nel contribuente ed indurlo, così, a pagare. Segnalazioni simili sono pervenute da altre parti d’Italia e da appartenenti ad altri ordini professionali. Insomma, Equitalia, nella sua strategia, si rifà alla teoria della riprova sociale per sollecitare i pagamenti più difficili da recuperare.  Oltre a minacciare, ovviamente, il fermo amministrativo alla vettura e il pignoramento del conto corrente. Che cosa può fare, a questo punto, il contribuente per difendersi?

Prescrizione della cartella

Innanzitutto, bisogna verificare se i debiti sono già stati pagati o se la cartella è prescritta. In via generale [1], vale la prescrizione breve, cioè quella quinquennale. Se il debito, cioè, non deriva da una sentenza passata in giudicato (nel qual caso la prescrizione è di 10 anni), la cartella si prescrive in 5 anni.Se la cartella è già stata notificata, la prescrizione parte dalla data dell’ultima notifica.

Se è stata impugnata, l’impugnazione interrompe la prescrizione.Se la cartella riguarda un tributo che si prescrive in 10 anni, anche se il debito principale non si estingue, si estinguono gli interessi e le sanzioni.Ricordiamo che si prescrivono in 5 anni: – i contributi Inps e Inail;– la tassa sui rifiuti, l’Imu e la Tasi, la vecchia Ici;– l’Irap;– le multe stradali e le altre sanzioni amministrative;– la Tosap. Il bollo auto si prescrive in 3 anni, mentre Iva e Irpef si prescrivono in 10 anni: in merito all’Irpef, però, esiste una recente sentenza della Cassazione [2] che ne stabilisce la prescrizione quinquennale.


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